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Whatsapp: i messaggi sono prove documentali!

10 Apr 2018, by Luca Borsani in Area legale

Whatsapp: i messaggi sono prove documentali!

Whatsapp è una delle moltissime innovazioni tecnologiche che rappresentano l’evoluzione del sistema di comunicazione sociale. Si tratta in particolare di un sistema di messaggistica istantanea che permette l’invio e la ricezione di messaggi, anche multimediali, attraverso la rete.

Risulta ben comprensibile come la giurisprudenza si sia trovata ad affrontare situazioni dove whatsapp fosse il canale di informazioni e documenti rilevanti ai fini processuali, arrivando a pronunciare l‘ammissibilità dell’acquisizione delle conversazioni avvenute tramite tale sistema, sia in ambito civile che in ambito penale.

Il licenziamento tramite whatsapp

Il Tribunale di Catania ha recentemente ritenuto legittimo il licenziamento intimato ad un dipendente tramite whatsapp. La corte di merito ha specificato che il messaggio istantaneo è in grado di identificare mittente e destinatario, può fornire prova dell’invio, della ricezione e dell’avvenuta lettura (attraverso doppie spunte grigie o blu) dello stesso. Risulta inoltre in grado di fornire una precisa prova della data e dell’orario di invio, ricezione e lettura (Tr. Catania sez lavoro, ordinanza del 27/06/2017). Proprio tali caratteristiche hanno indotto la giurisprudenza a ritenere pienamente rispettati i requisiti richiesti dall’art. 2 della legge 604/1966, che statuisce la forma scritta del licenziamento, a pena di nullità (Cass Civ. n. 6447/2009).

E nel processo penale?

Anche in ambito penale, la giurisprudenza si è trovata di fronte al “fenomeno whats app”.

La Suprema Corte, già nel 2017, aveva riconosciuto il carattere di prova documentale alle conversazioni avvenute tramite whatsapp, in quanto “forma di memorizzazione di un fatto storico” della quale si possa disporre ai sensi dell’art. 234 c.p.p. (Cass. pen. Sez V, sent. 49016/2017).

In una recente pronuncia (Cass. Pen. sez. V, n. 1822/2018), la stessa Corte di legittimità ribadisce la natura di documenti dei dati informatici acquisiti dalla memoria del telefono ai sensi della disposizione citata. La Corte chiarisce alcuni aspetti anche in relazione alla natura delle conversazioni rinvenute in un cellulare sottoposto a sequestro. A tal proposito

non è applicabile la dispciplina dell’art. 254 c.p.p. … in quanto questi testi non rientrano nel concetto di corrispondenza, la cui nozione implica un’attività di spedizione in corso o comunque avviata al mittente mediante consegna a terzi per il recapito. Non è configurabile neppure un’attività di intercettazione, che postula per sua natura, la captazione di un flusso di comunicazioni in corso.

Ciò che la Corte conferma è che

l’acquisizione dei dati informatici mediante la cd. copia forense è una modalità conforme alla legge, che mira a proteggere, nell’interesse di tutte le parti, l’integrità e l’affidabilità del dato acquisito.

In conclusione, si può affermare che sia in ambito civile sia in ambito penale, le conversazioni whatsapp trascritte con metodologia forense, possano costituire prove documentali e come tali essere utilizzate in giudizio.

articolo redatto con la collaborazione della Dott.ssa Chiara Servidio

Whatsapp: i messaggi sono prove documentali!

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