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Il verbale di conciliazione in sede sindacale

11 Ott 2019, by Luca Borsani in Area legale, Diritto del lavoro

Il verbale di conciliazione, tra il lavoratore e il datore, dopo una lite in merito al rapporto di lavoro, rappresenta l’accordo che questi stipulano per definire la diatriba. Molto spesso però si crede che basti siglare tale accordo per essere tutelati, ma così non è. Il verbale di conciliazione deve essere redatto alla presenza di determinati requisiti, altrimenti ciò che si crede venga cristallizzato, potrà essere rimessa in discussione.

Il tentativo di conciliazione è una possibilità che il legislatore italiano prevede a favore del dipendente che debba intentare una causa lavorativa nei confronti del datore di lavoro. Tale possibilità è disciplinata dagli artt. 409 e ss del codice di procedura penale.

Il tentativo di conciliazione si esperisce presso la commissione di conciliazione individuata secondo i criteri di competenza territoriale di cui all’articolo 413 cpc, istituita presso la Direzione provinciale del lavoro.

Una delle sedi protette in cui il lavoratore può esperire la conciliazione è quella sindacale, per la quale valgono principi parzialmente differenti rispetto a quanto stabilito dall’art. 410 cpc, riguardante il tentativo di conciliazione . La giustificazione di una tale differenza risiede nella presenza dell’organismo sindacale, che deve supportare il lavoratore in ogni fase dell’accordo, “come un legale assiste la parte al processo”.

La conciliazione in sede sindacale permette al lavoratore che sia assistito da una rappresentanza sindacale, di poter liberamente esprimere autonomia negoziale e accordarsi con il datore di lavoro, rendendo così il verbale inoppugnabile, come disposto dall’art. 2113 c.c. ult. comma.

L’inoppugnabilità del verbale di conciliazione in sede sindacale

Sull’inoppugnabilità di tale accordo è di recente intervenuta la corte di Cassazione, ribadendo tale caratteristica, ma specificando quali siano i requisiti richiesti perchè operi l’art. 2113 c.c. ultimo comma.

In particolare la Corte di Cassazione Civile, sez. lavoro, con ordinanza n. 9006/2019 ha chiarito che

In materia di atti abdicativi di diritti del lavoratore subordinato, le rinunce e le transazioni aventi ad oggetto diritti del prestatore di lavoro previsti da disposizioni inderogabili di legge o di contratti collettivi, contenute in verbali di conciliazione conclusi in sede sindacale, non sono impugnabili, a condizione che l’assistenza prestata dai rappresentanti sindacali – della quale non ha valore equipollente quella fornita da un legale – sia stata effettiva, così da porre il lavoratore in condizione di sapere a quale diritto rinunci e in quale misura, nonchè, nel caso di transazione, a condizione che dall’atto stesso si evincano la questione controversa oggetto della lite e le reciproche concessioni in cui si risolve il contratto transattivo ai sensi dell’art. 1965 c.c.

Condicio sine qua non perché vi sia l’inoppugnabilità del verbale di conciliazione in sede sindacale è un’effettiva tutela del lavoratore dimostrata non solo dalla presenza del sindacato, ma soprattutto dalla concreta assistenza che questo abbia dato al dipendente, nella scelta di un consapevole accordo.

Di conseguenza un verbale di conciliazione, seppur redatto in sede sindacale, che non sia espressione di una libera volontà del lavoratore o che sia stato redatto senza che il dipendente sia adeguatamente sincerato sulla sua posizione e sui suoi diritti, potrà essere impugnato innanzi all’autorità giudiziaria competente.

Articolo redatto con la collaborazione della dott.ssa Chiara Servidio

Il verbale di conciliazione in sede sindacale

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