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Gli indici della crisi d’impresa

26 Nov 2019, by Lucio Mariani in Area Finanziaria e aziendale, Area Fiscale, Area legale

Gli indici della crisi dell’impresa sono degli elementi che permettono alle imprese e ai professionisti che le seguono, di verificare la presenza di uno stato di crisi ed intervenire tempestivamente per preservare la continuità aziendale.

Ai sensi dell’art. 13 del codice della crisi e dell’insolvenza

Costituiscono indicatori di crisi gli squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario, rapportati alle specifiche caratteristiche dell’impresa e dell’attività imprenditoriale svolta dal debitore, tenuto conto della data di costituzione e di inizio dell’attività, rilevabili attraverso appositi indici che diano evidenza della sostenibilità dei debiti per almeno i sei mesi successivi e delle prospettive di continuità aziendale per l’esercizio in corso o, quando la durata residua dell’esercizio al momento della valutazione e’ inferiore a sei mesi, per i sei mesi successivi.

Il legislatore inoltre, nella medesima disposizione, ha indicato una serie di elementi da tenere in considerazione per verificare lo stato dell’impresa. Si tratta di indici ” che misurano la sostenibilità degli oneri d’indebitamento con i flussi di cassa che l’impresa è in grado di generare e l’adeguatezza dei mezzi propri rispetto a quelli di terzi” oltre a considerare fondamentale “i ritardi nei pagamenti reiterati e significativi“.

Il compito di elaborare indici, tenendo conto della prassi nazionale ed internazionale, viene affidato, nel successivo comma, al Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti, che dovranno redigere l’elenco con cadenza almeno triennale.

Gli indici del Cndcec

Il Cndcec ha presentato il documento contenente gli indici ex art. 13 del codice della crisi, che dovrà essere approvato con decreto ministeriale.

Nell’elaborato vengono definiti due indicatori applicabili indistintamente a tutte le imprese:

  • patrimonio netto negativo
  • debt service coverage ratio (DSCR)

Ora, se il primo indice è chiaro, in quanto se le passività superassero le attività si avrebbe patrimonio netto negativo, analizziamo meglio il secondo indice, decisamente più tecnico.

Il DSCR indica il grado di copertura del debito. Nella sostanza si vede quanto il flusso finanziario del periodo copra il servizio del debito, ovvero la somma da rimborsare al nostro creditore, in genere la banca .

Più il DSCR è alto, più il soggetto è “sicuro” ed in grado di restituire il prestito ottenuto.

Il calcolo è semplice. Si rapporta la rata di rimborso del debito al (FCFO) Free Cash Flow Operativo prendendo il Cash Flow Operativo (FCFO) del periodo. Si utilizza il Cash Flow Operativo perchè questo indica la capacità dell’attività caratteristica di produrre flusso di cassa.

Si avrà quindi che DSCR = CFO / (debt + interest)

DSCR = FCFF/(Debt + Of) = Flusso di cassa operativo/(Quota capitale annua debito + Oneri finanziari)

Ovviamente è auspicabile che il rapporto sia maggiore di 1 o il soggetto non sarà in grado di ripagare il debito.

Più il DSCR è alto maggiore sarà la solidità finanziaria del soggetto.

Solitamente il DSCR minimo deve essere di 1.30-1.40, mentre quello medio di 1.5

La prima valutazione verrà quindi svolta sul patrimonio netto e, qualora risultasse positivo, si valuterà la DSCR. Se anche quest’ultima risultasse positiva si potrebbero escludere sintomi di crisi.

Nell’ipotesi in cui il DSCR non sia attendibile occorre procedere alla valutazione di alcuni “indici di settore” elaborati, che presentano valori soglia differenti per settori economici.

  • indice di sostenibilità degli oneri finanziari
  • indice di adeguatezza patrimoniale
  • indice di ritorno liquido dell’attivo
  • indice di liquidità indice di indebitamento previdenziale o tributario

Per aversi una possibile crisi economica dovranno sussistere tutti gli indici di settore, mentre la presenza di uno solo di essi potrebbe essere un indizio di crisi.

La ricerca dell’ODCEC

L’organismo Milanese, ha effettuato una prima analisi delle imprese attraverso gli indici indicati, arrivando a conclusioni poco rassicuranti.

Secondo la testata “Il sole 24 ore” la ricerca ha interessato 538.830 aziende che hanno depositato il bilancio d’esercizio 2018. Dal rapporto presentato emerge che nel 40% delle imprese si accende almeno un indicatore di crisi e il 12,20% almeno 3.

Articolo redatto con la collaborazione della Dott.ssa Chiara Servidio

Gli indici della crisi d’impresa

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