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Danno da cose in custodia e responsabilità della PA

21 Gen 2020, by Luca Borsani in Area legale, Diritto civile

Danno da cose in custodia e la responsabilità della PA ex art. 2051.

Vi siete mai chiesti se una caduta a causa di una buca stradale o il danneggiamento dell’auto a causa di un dissesto del manto stradale possano comportare un risarcimento del danno da parte dell’Ente che custodisce la strada?

Si tratta del cosiddetto danno da cose in custodia, disciplinato dall’art. 2051 c.c., secondo il quale

Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito.

La possibilità di applicazione di tale principio alle strade pubbliche è stata ampiamente dibattuta. Inizialmente la Corte di Cassazione aveva delineato un regime di favore per le PA, giustificato dalla notevole estensione della res custodita e dall’appartenenza ai beni demaniali. Tali elementi escludevano l’applicazione dell’art. 2051 a tali ipotesi, prevedendo l’applicazione del generale principio di responsabilità aquiliana ex art. 2043 c.c., subordinata all’esistenza di un’insidia stradale e un pericolo oggettivamente non visibile e non prevedibile.

Sul tema è intervenuta la Corte Costituzionale chiamata a pronunciarsi sull’illegittimità del diverso regime di responsabilità da cose in custodia detenute dalla PA e la previsione dell’art. 2051 c.c. applicabile ai cittadini privati. La Corte in quell’occasione riteneva infondata la questione e avallava l’orientamento della Corte di Cassazione.

Successivamente la Consulta mutava il proprio orientamento e ammetteva la responsabilità ex art. 2051 anche per i beni custoditi dalla PA, per insufficiente manutenzione delle strade.

La natura della responsabilità ex art. 2051 e il caso fortuito

Negli anni si sono succeduti diversi orientamenti giurisprudenziali in merito alla responsabilità ex art. 2051 per i danni cagionati da cose custodite dalla PA.

Le questioni sulle quali si è più volte dibattuto riguardavano principalmente la natura oggettiva o meno della responsabilità, con conseguente incidenza sul profilo probatorio e la determinazione del “caso fortuito” richiamato dalla norma quale esimente del danno.

Sul profilo della responsabilità, la Giurisprudenza e la dottrina maggioritaria, sulla strada iniziata dalla pronuncia della Cass. Sez. Unite n. 12019/1991, sostengono che vi sia una natura oggettiva della responsabilità ex art. 2051, attribuendo rilievo alla mera esistenza di un nesso causale tra la res e il danno. Necessario e sufficiente sarà quindi provare il nesso causale, il cui onere probatorio grava sul danneggiato. Sarà onere invece del custode la prova liberatoria, che sussiste sostanzialmente solo nel caso fortuito.

Per quanto attiene al caso fortuito, considerato quale fatto di per sé idoneo a causare l’evento, esso ha una valenza differente nelle due tesi prospettate. Nonostante il risultato, ovvero l’esclusione della responsabilità, sia lo stesso, per la tesi maggioritaria il caso fortuito eliderebbe, in maniera oggettiva, il nesso causale tra la cosa e il danno, mentre per quella minoritaria, andrebbe ad escludere la colpa del custode, rilevando sotto il profilo soggettivo.

Limitazione della responsabilità e principio di solidarietà

Una recente pronuncia del Tribunale di Savona (n. 437/2019), oltre ad aver confermato la natura oggettiva della responsabilità ex art. 2051 c.c., ha introdotto il principio di solidarietà nel “caso fortuito”.

Viene presa in considerazione la condotta del danneggiato e l’idoneità della stessa ad interrompere il nesso eziologico, nell’ottica di responsabilizzazione del danneggiato, alla luce del principio di solidarietà di cui all’art. 2 Cost. Il Tribunale infatti specifica che la condotta colposa della vittima che incide sulla determinazione dell’evento dannoso implica la configurabilità del caso fortuito, idoneo ad escludere la responsabilità del custode.

Danno da cose in custodia: conclusioni

La Giurisprudenza riconosce una responsabilità ex art. 2051 in capo all’Amministrazione pubblica in relazione alla manutenzione del manto stradale. Si tratta di una responsabilità oggettiva che impone al danneggiato di dimostrare il nesso causale tra la res e il danno subito, mentre spetterà all’Amministrazione provare il caso fortuito. Sotto quest’ultimo aspetto la Giurisprudenza utilizza un’interpretazione estensiva del “caso fortuito” riconoscendolo anche nel caso di condotta colposa del danneggiato, alla luce del principio di solidarietà.

Considerata la complessità della materia, qualora si ritenga di aver subito un danno da cose in custodia alla PA, è consigliato rivolgersi al proprio legale di fiducia che, valutando il caso concreto, possa giudicare sulla buona riuscita di un’azione di risarcimento nei confronti del custode.

Articolo redatto con la collaborazione della Dott.ssa Chiara Servidio

Danno da cose in custodia e responsabilità della PA

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