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Contributi INPS: la soglia dell’evasione contributiva

05 Apr 2018, by Lucio Mariani in Area Finanziaria e aziendale, Area legale, Diritto civile, Diritto del lavoro, Diritto penale

Omesso versamento dei contributi INPS

L’omesso versamento dei contributi INPS da parte del datore di lavoro è stato di recente oggetto di modifica da parte del legislatore. L’art. 3 comma 6 del Dlgs n. 8/2016 ha introdotto una soglia di punibilità, al di sotto della quale la fattispecie viene depenalizzata ed è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria.

La norma dispone che “L’omesso versamento delle ritenute di cui al comma 1, per un importo superiore a euro 10.000 annui, e’ punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a euro 1.032“.

L’introduzione della soglia di punibilità ha creato diversi problemi in ordine all’interpretazione della norma, in particolare riguardo al momento consumativo del reato e alla connessa prescrizione, e riguardo alla questione della successione delle leggi penali nel tempo.

La consumazione del reato e la prescrizione

Investita della questione la Corte di Cassazione ha enunciato il principio di diritto secondo il quale

“in tema di omesso versamento delle ritenute previdenziali ed assistenziali operate dal datore di lavoro sulle retribuzioni dei dipendenti, l’importo complessivo superiore ad €10.000,00 annui, rilevante ai fini del raggiungimento della soglia di punibilità, deve essere individuato con riferimento alle mensilità di scadenza dei versamenti contributivi (periodo 16 gennaio-16 dicembre), relativo alle contribuzioni corrisposte, rispettivamente nel dicembre dell’anno precedente e nel novembre dell’anno in corso”. (Cass. Sez. Unite penali, sent. n. 10420/2018).

La qualificazione del reato di omesso versamento dei contributi come omissivo istantaneo, riconosciuta dalla giurisprudenza prima dell’entrata in vigore della riforma, deve essere necessariamente superata. La giurisprudenza di legittimità alla luce del principio evidenziato, lo qualifica ora come reato permanente, “avente struttura unitaria, rispetto alla quale la condotta omissiva può configurarsi anche attraverso una pluralità di omissioni” (Cass. Sez. III, n.3559/2016).

Considerato tale principio, il momento consumativo del reato si avrà “nel momento e nel mese in cui l’importo non versato, calcolato a decorrere dalla mensilità di gennaio dell’anno considerato, abbia superato gli €10.000” (Cass. Sez III Penale, n. 37232/2016). Tale momento dovrà essere preso in considerazione anche per il computo del termine di prescrizione.

L’applicazione della nuova disciplina alle condotte pregresse

L’introduzione della depenalizzazione della condotta attraverso la soglia di punibilità, pone la necessità di affrontare la questione dell’applicazione della legge al caso concreto. Considerando i principi della successione delle leggi penali nel tempo, disciplinati dall’art. 2 c.p., per tutte le condotte antecedenti l’entrata in vigore della modifica normativa si applicherà:

– la disciplina previgente per le situazioni in cui vi sia un superamento del limite della soglia di punibilità;

– la norma vigente, quindi la contestazione di un illecito amministrativo e non anche di un reato penale, nel caso in cui non venga superata la soglia di €10.000.

Articolo redatto con la collaborazione della dott.ssa Chiara Servidio

 

 

 

Contributi INPS: la soglia dell’evasione contributiva

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