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Contratti di lavoro e coronavirus: cosa c’è da sapere?

17 Mar 2020, by Luca Borsani in Area legale

Contratti di lavoro e coronavirus: cosa c’è da sapere?

Ai tempi dell’emergenza del Coronavirus, nonostante siano stati emanati diversi provvedimenti che ne parlano, quello dei contratti di lavoro e della sorte degli stessi e dello stipendio dei dipendenti è ad oggi un argomento alquanto incerto.

Vediamo di fare un po di chiarezza e dare qualche indicazione preziosa sui comportamenti che le imprese devono adottare in questa difficile situazione.

Ciò che è certo è che l’emergenza che sta attraversando il nostro paese ha ed avrà un forte impatto sull’economia delle nostre imprese, tant’è che il Governo si prepara a stanziare mld di euro per far fronte a tale situazione. Non si ha ancora un provvedimento definitivo ma, da alcune indiscrezioni, le misure che saranno adottate saranno finalizzate ad aiutare le imprese evitando che i lavoratori subiscano le peggiori conseguenze da un calo di produzione o chiusura di parti non necessarie dell’azienda, ovvero i licenziamenti, tutelando la loro salute. In attesa quindi del decreto “salva economia”, vediamo, allo stato attuale, quali sono le norme da applicare.

I DPCM e le misure adottate per il lavoro

Sulla finalità di evitare i contagi, oltre al rispetto delle linee guida emanate dal Ministero della Salute, i vari DPCM susseguiti nel corso delle settimane precedenti, da quello del 25 febbraio a quello dell’11 marzo, hanno dato un chiaro “consiglio” alle aziende, lasciando comunque a loro la libertà di scegliere se sospendere l’attività lavorativa o meno.

Ciò che si auspica in primo luogo è l’attuazione della modalità lavorativa smart working, di cui ci siamo già occupati. A quanto detto si vuole aggiungere una nota. Se il Governo vede come “auspicabile” e non obbligatoria tale modalità, nell’ultimo decreto del 11 marzo 2020, si ribadisce che gli unici spostamenti consentiti sono, tra gli altri, quelli “per comprovate esigenze lavorative“. Permettere ai lavoratori che, in concreto, possano usufruire dello smart working, di lavorare da casa, avrebbe molti benefici: in primo luogo quello di contenere il contagio, secondariamente quello di permettere all’azienda di continuare a lavorare e al dipendente di percepire il pieno stipendio. Vi è inoltre da dire che, nel caso non sia disposta la modalità, quando possibile, le forze dell’Ordine preposte all’accertamento delle trasgressioni alle ordinanze, potrebbero non ritenere “comprovata” l’esigenza lavorativa, procedendo alla denuncia del lavoratore. Sarebbe il caso infatti che il datore di lavoro rilasciasse al dipendente una dichiarazione che provi appunto l’esigenza e la non superabilità della stessa con altre modalità.

Qualora non si possa attuare il lavoro agile, il Governo “consiglia” alle aziende di far usufruire di ferie e permessi i lavoratori e di procedere alla chiusura dei reparti di produzione “non necessari”. Queste misure permetterebbero invece ai lavoratori di percepire il salario consueto ma andrebbe ad esaurire il monte ore ferie necessarie durante la chiusura estiva dell’azienda. Inoltre, quest’ultima, pagherebbe gli stipendi ma non avrebbe entrate dalla produttività sospesa.

Si è parlato nei vari interventi anche di una cospicua somma destinata alla cassa integrazione dei lavoratori, non ancora definita però, che potrebbero dare all’azienda un ulteriore metodo per fronteggiare tale emergenza.

Il protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del Virus Covid-19 negli ambienti di lavoro.

Per tutte quelle aziende che decidono di continuare la propria attività, è stato sottoscritto, in accordo con le parti sociali, un protocollo che indica le misure che l’impresa deve adottare per poter rimanere attiva.

In particolare è stabilito che:

  1. Obbligo per i dipendenti che abbiano febbre oltre i 37.5 o altri sintomi influenzali di rimanere al proprio domicilio e chiamare il medico di famiglia;
  2. Possibilità per l’azienda di sottoporre i dipendenti all’ingresso in sede a controlli di temperatura corporea;
  3. L’azienda assicura la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti e delle postazioni;
  4. Obbligo di adozione di misure igieniche per tutti i presenti, in primo luogo il lavaggio delle mani, con la messa a disposizione di adeguati detergenti da parte delle aziende;
  5. Qualora nell’esecuzione della prestazione lavorativa non possa essere assicurata la distanza interpersonale di un metro, e non vi siano altre soluzioni organizzative, vi è l’obbligo di utilizzo di guanti e mascherine conformi;
  6. Accesso contingentato agli spazi comuni (comprese le mense e gli spogliatoi), con la previsione di ventilazione continua dei locali, tempi ridotti di sosta e rispetto della distanza interpersonale;
  7. Sanificazione e pulizia giornaliera di mense e spogliatoi, attraverso l’utilizzo di appositi detergenti;
  8. Possibilità di disporre la chiusura temporanea dei reparti diversi dalla produzione e di quelli di cui è possibile il funzionamento tramite smart working;
  9. Possibilità di rimodulare i livelli produttivi, assicurando piani di turnazione che permettano di diminuire al massimo i contatti;
  10. Sospensione di trasferte e viaggi di lavoro nazionali ed internazionali, eventi interni e di formazione, riunioni in presenza;
  11. Favorire orari di ingresso e uscita scaglionati;
  12. Se una persona presente in azienda sviluppi i sintomi riconducibili al Virus, obbligo di dichiararlo immediatamente all’ufficio del personale, con conseguente isolamento della persona e dei presenti. L’azienda deve poi procedere ad avvertire le Autorità competenti e collaborare affinché si individuino i “contatti stretti”;
  13. Istituzione in azienda di un comitato per l’applicazione e la verifica delle regole del protocollo con la partecipazione delle rappresentanze sindacali e del Rls.

Per tutte quelle aziende che vogliono continuare l’attività è necessario quindi assicurare ogni punto previsto dal Protocollo, pena conseguenze relative alla mancata adozione delle adeguate misure di sicurezza per i lavoratori.

Contratti di lavoro: cosa fare quindi? E se l’azienda decide di sospendere l’attività?

E’ necessario naturalmente valutare caso per caso, azienda per azienda, la possibilità di usufruire di tutte quelle “alternative” auspicate dal governo. Qualora si intendesse procedere con l’attività adottare tutte le misure indicate nel protocollo, elencate poc’anzi.

Nel caso in cui l’azienda decida di sospendere l’attività, vuoi perché il mantenimento dell’attività sarebbe antieconomico al momento, vuoi perché non ritiene di poter assicurare ai propri dipendenti l’adozione delle misure atte ad evitare il contagio, vuoi perché si tratta di una delle tante attività che sono state sospese con DPCM, cosa accade ai dipendenti?

In attesa di qualche indicazione da parte del Governo al momento dell’emanazione delle misure per sostenere l’economia, si può affermare che l’azienda che sospende l’attività a fronte di un decreto, come in questo caso, ai sensi dell’art. 1256 c.c., come abbiamo avuto modo di valutare per i rapporti contrattuali in generale , la prestazione diventerebbe impossibile per causa non imputabile al datore e pertanto potrebbe sospendere il pagamento dei salari.

Articolo redatto con la collaborazione della Dott.ssa Chiara Servidio

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