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Cassa integrazione: gli strumenti del Decreto cura Italia per gestire l’emergenza

26 Mar 2020, by Luca Borsani in Area Finanziaria e aziendale, Area Fiscale, Area legale, Consulenza del lavoro, Diritto del lavoro

Cassa integrazione: gli strumenti del Decreto cura Italia per gestire l’emergenza.

Cassa integrazione. Queste sono le parole che si pronunciano costantemente in questi giorni a gestione di uno stato di emergenza che coinvolge aziende e lavoratori. La diffusione del Coronavirus ha portato ad una crisi economica senza precedenti, che ha messo le aziende Italiane in ginocchio. Il Decreto Cura Italia ha previsto importanti misure a sostegno di imprese, lavoratori e famiglie, per permettere a questi soggetti di affrontare al meglio questo periodo.

Si precisa che il provvedimento citato statuisce che permane in vigore il divieto di avvio delle procedure di riduzione collettiva del personale (licenziamenti collettivi) e dei licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo (per motivi economici) effettuati dai datori di lavoro, per 60 giorni a decorrere dal 17 marzo 2020.

Vediamo ora quali sono gli ammortizzatori sociali che possono essere richiesti dalle aziende, con particolare riguardo alla cassa integrazione, intesa quale misura a sostegno qualora vi sia una sospensione o una riduzione dell’attività lavorativa. Si precisa, a tal proposito che ogni azienda può chiedere per i propri dipendenti questa misura, diversificando però, a seconda delle sue specifiche caratteristiche, la tipologia di cassa integrazione applicabile. Per ognuna delle sottocategorie di cassa integrazione si applicano le seguenti regole:

– fino a pochi giorni fa ogni dipendente avrebbe dovuto usufruire, prima della cassa integrazione, di tutte le ferie maturate al 31.12.2019, non ancora godute; si specifica che l’obbligo sussisteva solo per la cassa integrazione in deroga, mentre per la cassa integrazione ordinaria era prevista la facoltà per il datore di lavoro di far usufruire delle ferie anche successivamente. Con Circolare INPS n. 47 l’Ente ha chiarito che sono uniformate tutte le CIG in merito alle ferie e, dunque, anche per la cassa integrazione in deroga è ora facoltà e non obbligo del datore di lavoro far usufruire delle ferie.

– è necessario l’accordo tra impresa e sindacati, ad eccezione delle aziende che abbiano alle dipendenze meno di 5 lavoratori;

– le domande devono essere inoltrate telematicamente dall’azienda, entro la fine del quarto mese successivo al momento in cui è iniziata la sospensione o la riduzione dell’attività lavorativa;

– la domanda può essere presentata per massimo 9 settimane, per il periodo dal 23.02.2020 al 31 .08.2020, ad eccezione degli artigiani per i quali è autorizzata sino al 31.03.2020 (ma verrà probabilmente prorogata);

– le aziende non devono fornire alcuna prova in ordine alla transitorietà dell’evento e alla ripresa dell’attività lavorativa né, tantomeno, dimostrare la sussistenza del requisito di non imputabilità dell’evento stesso all’imprenditore o ai lavoratori. L’azienda non dovrà redigere e presentare in allegato alla domanda la relazione tecnica, ma solo l’elenco dei lavoratori beneficiari.

– le imprese nelle quali sia già in atto una forma di ammortizzatore sociale, possono modificarla in quelle previste per l’emergenza con l’indicativo “EMERGENZA COVID-19 NAZIONALE“, che prevarrà sulle altre domande proposte;

– non è dovuto il pagamento del contributo addizionale iniziale previsto per la cassa integrazione ordinaria;

– non è necessario che i lavoratori abbiano il requisito dell’anzianità, ma è sufficiente che siano stati assunti alla data del 23.02.2020.

Cassa integrazione ordinaria COVID-19

Possono richiedere la cassa integrazione ordinaria COVID- 19, con domanda telematica all’INPS, secondo il messaggio n.1287 dell’INPS, le seguenti attività:

  • imprese industriali manifatturiere, di trasporti, estrattive, di installazione di impianti, produzione e distribuzione dell’energia, acqua e gas;
  • cooperative di produzione e lavoro che svolgano attività lavorative similari a quelladegli operai delle imprese industriali, ad eccezione delle cooperative elencate dal Decreto del Presidente della Repubblica 30 aprile 1970, n. 602;
  • imprese dell’industria boschiva, forestale e del tabacco;
  • cooperative agricole, zootecniche e loro consorzi che esercitano attività di trasformazione, manipolazione e commercializzazione di prodotti agricoli propri per i soli dipendenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato;
  • imprese addette al noleggio e alla distribuzione dei film e di sviluppo e stampa di pellicola cinematografica;
  • imprese industriali per la frangitura delle olive per conto terzi;
  • imprese produttrici di calcestruzzo preconfezionato;
  • imprese addette agli impianti elettrici e telefonici;
  • imprese addette all’armamento ferroviario;
  • imprese industriali degli enti pubblici, salvo il caso in cui il capitale sia interamente di proprietà pubblica;
  • imprese industriali e artigiane dell’edilizia e affini;
  • imprese industriali esercenti l’attività di escavazione e/o lavorazione di materiale lapideo;
  • imprese artigiane che svolgono attività di escavazione e di lavorazione di materiali lapidei, con esclusione di quelle che svolgono tale attività di lavorazione in laboratori con strutture e organizzazione distinte dalla attività di escavazione.

L’importo del salario previsto viene erogato direttamente dall’INPS senza che l’azienda debba dimostrare la difficoltà finanziaria; l’azienda può scegliere di anticipare gli importi a scadenza al lavoratore con successivo rimborso da parte dell’Istituto.

Cassa integrazione in deroga COVID-19

Il Decreto Cura Italia riconosce tale misura a tutti i datori di lavoro del settore privato compresi quello agricolo, pesca e del terzo settore, compresi gli enti religiosi civilmente riconosciuti, che non possano richiedere la cassa integrazione ordinaria o che non siano iscritti al fondo integrazione salariale od altri fondi di solidarietà (assegno sociale). Sono esclusi dalla cassa integrazione in deroga i datori di lavoro domestico, i datori di lavoro che possono accedere alla CIGO o alle prestazioni garantite dal FIS e dai Fondi di solidarietà e i lavoratori assunti dopo il 23 febbraio 2020.

La prestazione è concessa con decreto delle Regioni e delle Province autonome interessate, le quali provvedono anche alla verifica della sussistenza dei requisiti di legge. Le domande di accesso andranno quindi  presentate esclusivamente alle Regioni e Province autonome interessate, che effettueranno l’istruttoria secondo l’ordine cronologico di presentazione delle stesse e invieranno telematicamente all’INPS il decreto di concessione insieme alla lista dei beneficiari.

Il pagamento avviene attraverso modalità diretta.

Cassa integrazione: gli importi

Per quanto attiene agli importi, questi possono essere oggetto di accordo con i sindacati. In generale viene riconosciuto l’80% del salario mensile lordo, con massimali riportati alle retribuzioni medie lorde. Il primo massimale si applica alle retribuzioni mensili lorde sino a €2159,48 ed è pari ad €998,18 mensili lordi. Il secondo massimale, previsto per retribuzioni mensili oltre €2159,48, è pari ad €1199,72 mensile lordo.

Cassa integrazione: i casi “particolari”

Vediamo ora cosa succede nel caso in cui l’azienda che vorrebbe richiedere la cassa integrazione, ordinaria o in deroga, abbia nel suo organico lavoratori in malattia, in infortunio, in maternità.

Cassa integrazione e malattia

Se durante la sospensione dal lavoro (cassa integrazione a 0 ore) insorge lo stato di malattia, il lavoratore continuerà ad usufruire delle integrazioni salariali ordinarie.

Qualora lo stato di malattia sia precedente l’inizio della sospensione dell’attività lavorativa per CIGO si avranno due casi:

–      se la totalità del personale in forza all’ufficio, reparto, squadra o simili cui il lavoratore appartiene ha sospeso l’attività, anche il lavoratore in malattia entrerà in CIGO dalla data di inizio della stessa;

–      qualora, invece, non venga sospesa dal lavoro la totalità del personale in forza all’ufficio, reparto, squadra o simili cui il lavoratore appartiene, il lavoratore in malattia continuerà a beneficiare dell’indennità di malattia, se prevista dalla vigente legislazione.

Cassa integrazione ed infortunio

L’infortunio prevale sulla Cassa integrazione. Ciò significa che se l’infortunio fosse iniziato prima della cassa integrazione, sarà corrisposta l’indennità di lavoro temporanea con integrazione a carico del datore di lavoro.

Se l’infortunio dovesse avvenire durante un periodo di riduzione dell’orario per cassa integrazione, immediatamente quest’ultima si sospende e verrà sostituita dall’infortunio INAIL.

Cassa integrazione e maternità

Per quanto attiene alla maternità, non è possibile applicare la cassa integrazione alla lavoratrice madre durante il periodo di divieto di licenziamento, ovvero dall’inizio della gravidanza fino al compimento di un anno del bambino. La sospensione dal lavoro potrà avvenire solo se ad essere sospesa è tutta l’attività aziendale o del reparto, quando vi sia autonomia funzionale.

Articolo redatto con la collaborazione della Dott.ssa Chiara Servidio e con il contributo della collaboratrice Laura Spiezia

 

Cassa integrazione: gli strumenti del Decreto cura Italia per gestire l’emergenza

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